Giovani frati in cammino

...vieni a seguirci su Facebook!

Frati in preghiera

Rapisca, ti prego, o Signore,l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell'amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.

Santa Maria Madre di Dio prega per noi

Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria,che sei vergine fatta Chiesa.

Giovani frati itineranti

Una gita a Perugia

venerdì 10 gennaio 2014

Battesimo del Signore, Mt 3,13-17



Fermiamoci un attimo a contemplare la scena. Giovanni il Battista sta predicando a quanti vanno da lui per ricevere il battesimo. «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Ed ecco il fatto mirabile: tra la folla si fa avanti Gesù, chiedendo di essere anch’egli battezzato! Gesù, colui che gli angeli non possono comprendere, né gli uomini vedere! Egli si mescola ai peccatori, si associa a quel loro peregrinare che domanda salvezza e, in tale umile atteggiamento, viene tra la gente per lavarla nell’acqua e nello Spirito. “Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» ”. Custodiamo per noi questa frase che ci fa sentire voluti e amati da un Padre che mai ci abbandona!

mercoledì 8 gennaio 2014

Armonie dello Spirito


Ascolta qui: Baumann\Weber-Concertino

«C'è una fiducia in Dio che è accompagnata dalla fede del cuore e che è bella e deriva dal discernimento della conoscenza; e ce n'è un'altra che è insipida e deriva dalla stoltezza: questa seconda fiducia è fallace.
Il coraggio del cuore e il fatto che uno disprezzi tutti i pericoli, procedono da una di queste due cause: o dalla durezza del cuore, o da una grande fede in Dio. All'una è congiunto l'orgoglio, all'altra invece l'umiltà di cuore.
Il silenzio continuo e la custodia della quiete perseverano nell'uomo per una di queste tre cause: o in vista della gloria degli uomini, o a motivo dell'ardore infuocato per la virtù, o perché si ha nell'intimo una qualche consuetudine con Dio che attira a sé il pensiero. Chi non possiede queste ultime due cause, quasi necessariamente si ammala della prima.
Una condotta che non ha occhi è vana; perché, a causa della sua distrazione, conduce facilmente al disgusto. Prega il Signore nostro perché procuri occhi alla tua condotta; di qui comincia a sgorgare per te la gioia. Allora le tribolazioni saranno per te dolci come un favo. Di qui troverai che la tua reclusione è una stanza nuziale.
La vigilanza del discernimento è migliore di qualsiasi atteggiamento che si possa assumere davanti alle varie situazioni degli uomini.
È meglio l'aiuto che viene dalla vigilanza, dell'aiuto che viene dalle opere.
La vigilanza aiuta l'uomo più delle opere. L'ozio danneggia solo i giovani, la rilassatezza, invece, anche i perfetti e gli anziani».

Isacco di Ninive

domenica 5 gennaio 2014

Epifania del Signore Mt 2,1-12



Perché temi, Erode, il Signore che viene? Non toglie i regni umani, chi dà il regno dei cieli.”; così recita uno degli inni della Liturgia delle Ore per il tempo di Natale, esprimendo efficacemente il turbamento di quanti non attendono la manifestazione del Signore con cuore sincero. Non l'amore, infatti, spinge Erode a curarsi del bambino di Betlemme, ma la paura di trovare in Dio un concorrente nella realizzazione del proprio potere e del proprio prestigio; il terrore di scorgere in quell'infante qualcuno al cui cospetto le ginocchia dovranno piegarsi in segno di resa. E la paura paralizza sempre. Non dona piedi di cerva per correre incontro alla novità, ma rende sospettosi e inerti, più inclini nel delegare gli altri al soddisfacimento delle proprie curiosità. Non così invece si incamminano i Magi verso la grotta. Non è il timore a guidarli, ma una luce; la fede che qualcosa di straordinario si è fatto largo nella storia. L'Altissimo si è fatto piccolo, e solo i veri cercatori di Dio sapranno scorgerlo nell'umiltà di una mangiatoia. Tacciano allora le bocche dinanzi al Signore bambino ed esultino di gioia e di meraviglia i cuori!

venerdì 3 gennaio 2014

II Domenica dopo Natale Gv 1,1-18


L’inizio del Vangelo che oggi la liturgia ci invita ad ascoltare è come un solenne portale d’ingresso alla comprensione della persona di Gesù di Nazareth, del Dio fatto uomo per vivere con noi. Nel tempo egli assunse la nostra carne, si fece uno di noi per poterci rivelare l’identità di Dio. Egli solo è in grado di rivelarci la realtà profonda di Dio dal momento che ne è il Figlio unico, la sua Parola fatta carne. E la realtà più profonda che Gesù ci ha rivelato essere di Dio è che Lui è «Padre», un «Padre» che ama noi, i suoi figli. Cerchiamo di vivere sempre con questa consapevolezza di essere amati da Dio!