Giovani frati in cammino

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Frati in preghiera

Rapisca, ti prego, o Signore,l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell'amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.

Santa Maria Madre di Dio prega per noi

Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria,che sei vergine fatta Chiesa.

Giovani frati itineranti

Una gita a Perugia

sabato 31 dicembre 2011

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Theotokos, Arcidiocesi Bari-Bitonto

«Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che ’n te sua luce ascose [...]
soccorri a la mia guerra, ben ch’i’ sia terra e tu del ciel regina.
Vergine sola al mondo, senza esempio,
che ’l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil, né seconda
santi pensieri, atti pietosi e casti.
Vergine pura, d’ogni parte intera
del tuo parto gentil figliuola et madre [...];
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni;
Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella.
Vergine, in cui ho tutta mia speranza [...].
Fammi ché puoi, de la Sua gratia degno.
Non tardar ch’i’ son forse a l’ultimo anno.
Vergine humana et nemica d’orgoglio,
del comune principio amor t’induca.
Il dì s’appressa et non pote esser lunge,
sì corre il tempo et vola.
Raccomandami al tuo Figliuol, verace
homo et verace Dio, ch’accolga ’l mio spirito ultimo in pace»
                                                                                                                             (Petrarca "Canzoniere")


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domenica 25 dicembre 2011

BUON NATALE!!

Vogliamo ripercorrere i passi
del serafico padre san Francesco
e lasciarci accompagnare al presepio di Greccio,
come "nuova Betlemme",
per rivivere il mistero della nascita del Bambino Gesù.




«Giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto  è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare  e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia». 
                                                             (dalle Fonti Francescane)




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giovedì 22 dicembre 2011

BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO (1265 ca - 1308) 


Il beato Giovanni nasce tra il 1265 e il 1266 nella cittadina scozzese di Duns. La sua provenienza rimane segnata nel suo nome, poiché nel Medioevo si usava spesso aggiungere al nome proprio di una persona anche quello del proprio paese di origine.
A quattordici anni entrò nel convento di Dumfries, forse anche grazie al sostegno dello zio frate Elia (che era stato Vicario generale dei frati minori per la Scozia), e dopo l’anno di noviziato vestì l’abito francescano. Iniziò quindi gli studi in Inghilterra: prima nel convento di Northampton, dove fu ordinato sacerdote, e poi ad Oxford, dove, vista la sua intelligenza brillante, fu mandato a proseguire la sua formazione. 
Nel 1301 i superiori lo mandarono a Parigi, nella cui università divenne dottore in Teologia e poté quindi insegnare. La sua carriera fu interrotta nel 1303 perché fra Giovanni dovette lasciare Parigi: egli aveva infatti preso le difese di papa Bonifacio VIII contro il re di Francia Filippo IV il Bello. L’anno seguente però gli fu concesso di poter tornare a Parigi dove continuò ad insegnare e scrivere fino al 1307, quando fu trasferito a Colonia, città dove il Beato Giovanni Duns Scoto morì nel 1308 e dove (nella chiesa francescana della Santa Croce) sono ancora conservate le sue spoglie.
Gli scritti che di lui possediamo sono:
· Commento alle sentenze di Pietro Lombardo (che raccoglie le sue lezioni di teologia a Oxford e a Parigi)
·    Commenti agli scritti di Aristotele
·    Dispute (tenute a Oxford e a Parigi)
·    Trattato sul Primo Principio
Il pensiero di Giovanni Duns Scoto è stato punto di riferimento per molti altri filosofi e teologi ed egli fu un capostipite di quella corrente di pensiero detta “scuola francescana”. Inoltre, con il suo ingegno acuto ha saputo indagare complesse verità di fede, meritandosi l’appellativo di “Dottore Sottile”.
Una di queste verità di fede, che pur facendo parte del sensus fidei dei cristiani fin dai primi secoli, non aveva ancora trovato una chiara formulazione teologica, era il concepimento immacolato di Maria. Affermare che Maria era stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento faceva parte della devozione, era espresso nell’arte, ma a livello dottrinale non riscuoteva un consenso unanime e non era sostenibile perfino per alcuni teologi del calibro di S. Tommaso d’Aquino, S. Bonaventura e S. Bernardo, che pur veneravano la purezza e la santità della Vergine.
Una prima difficoltà in merito derivava dal pensiero di S. Agostino, per il quale il peccato originale veniva trasmesso, da Adamo in poi, con la generazione fisica (“l’infezione della carne”). Quindi anche Maria, anche se per poco tempo, era stata macchiata dal peccato. Giovanni Duns Scoto risolse la questione sottolineando che il peccato non è qualcosa di materiale, di biologico, bensì qualcosa di morale: esso è una mancanza della giustizia originaria, e si trova nell’anima, anzi nella volontà, e non nel corpo. La volontà è immateriale, è distinta dal corpo e non può quindi venire “infetta” dalla carne.
Un’altra e più ardua difficoltà si poneva in questi termini: se Gesù Cristo ha liberato dal peccato tutta l’umanità, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, allora anche Maria (poiché fa parte del genere umano) dopo che fu concepita dovette essere liberata dal peccato. Duns Scoto affermò invece con chiarezza che “Dio poté nel primo istante di quell’anima, darle la stessa grazia che dà a un altro nel momento del battesimo”. Egli non negava che Cristo fosse il redentore di tutti, Maria compresa, ma piuttosto sosteneva che, mentre per tutti gli esseri umani i meriti della Redenzione sono applicati nel momento in cui sono battezzati, nel caso di Maria quegli stessi meriti furono applicati prima della sua stessa nascita, nell’istante stesso in cui fu concepita dai suoi genitori.
Questa dottrina non si affermò immediatamente, ma fu sostenuta e diffusa con entusiasmo dai francescani, e meritò al beato Dun Scoto il titolo di “Dotore dell’Immacolata”. La storia gli diede ufficialmente ragione quando l’8 dicembre 1854 il papa Pio IX proclamò l’Immacolata Concezione un dogma di fede.



clicca qui per vedere il trailer del film "Duns Scoto" di Fernando Muraca
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Scrivo a te, pellegrino dell’Eterno,
            viandante senza dimora,
a te che cerchi la gioia
e non ti accorgi che un angelo ti invita a rallegrarti
di Colui che già viene
e prende dimora nel grembo della tua storia.

Scrivo a te che continui a temere lungo la via,
di incontrare a viso scoperto le tue paure,
segnate dagli inganni e dalle violenze del tempo.

Scrivo a te, chiunque tu sia,
per dirti che sei amato da Dio,
colmato dalla grazia della sua presenza,
rivolto alla vita
che nasce nel piccolo grembo di una ragazza di Nazareth.
Dio ha scelto di non percorrere le strade
dell’evidenza, dell’efficienza, della grandezza,
ma soltanto di giungere là
dove il cuore fa spazio ad un silenzio orante,
che desidera soltanto capire e rispondere alla Parola
con il suo «eccomi».

Buon cammino,
a te che percorri questa via:
Dio è con te!