Rapisca, ti prego, o Signore,l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.
Dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione, in corso in Vaticano, fr. Marco, nostro Ministro generale, esprime la sua opinione sulla comunicazione del Vangelo attraverso i media ai microfoni di Radio Vaticana.
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Qui sotto è possibile ascoltare il suo intervento.
«Poiché una volta ancora, o Signore, io non ho né pane, né vino, né altare mi eleverò al di sopra dei simboli e ti offrirò, sull’altare della Terra intera, il lavoro e la fatica del mondo.
Là in fondo, il sole ha appena incominciato all’illuminare l’estremo lembo del Primo Oriente. Una volta ancora, sotto l’onda delle sue fiamme, la superficie vivente della Terra si desta, vibra e riprende il suo travaglio. Porrò sulla mia patena, o Signore, la messe attesa da questa nuova fatica, e verserò nel mio calice il succo di tutti i frutti che verranno oggi spremuti.
Questo pane, il nostro sforzo, non è di per sé che un’immensa disgregazione. Questo vino, il nostro dolore, non è purtroppo che una bevanda dissolvente. Ma in fondo a questa massa informe tu hai messo un desiderio irresistibile e santificante che, dall’empio al fedele, ci fai tutti assieme esclamare: O Signore, rendici uno!
… e ora, pronuncia su di esso, o Signore, la parola duplice ed efficace, quella senza la quale tutto vacilla, tutto si sfascia, sia nella nostra sapienza che nella nostra esperienza, e con la quale tutto si congiunge e tutto si consolida. Su ogni cosa che, in questo giorno, germinerà, crescerà, fiorirà e maturerà, ripeti: Questo è il mio Corpo. E su ogni morte che si prepara a rodere, a guastare, a stroncare, ordina: Questo è il mio Sangue.
In questo pane, ove hai racchiuso il germe di ogni sviluppo, riconosco il principio e il segreto dell’avvenire che tu mi riservi… O Signore, accetto di essere posseduto da te, e guidato dalla potenza del tuo Corpo, verso vette deserte ove, solo, non avrei mai osato salire…
A colui che amerà appassionatamente Gesù nascosto nelle forze che fanno crescere la Terra, la Terra, sollevandolo maternamente tra le sue braccia, farà contemplare il volto di Dio. Ecco perché, raccogliendo nel calice l’amarezza di tutte le separazioni, di tutte le limitazioni e di tutti i decadimenti sterili, tu ce lo porgi: Bevetelo tutti. Su colui che avrà amato appassionatamente Gesù nascosto nelle forze che fanno morire la Terra, la Terra chiuderà le sue braccia e con essa, egli si risveglierà in Dio.»
Ciò che chiedono i figli di Zebedeo è esigente, grande, ma Gesù non li ammonisce per aver chiesto tanto, non si indigna come fecero i 10.
Egli con amorevole attenzione vuole condurli, e condurci, a scoprire
soprattutto cos’è che va cercato sopra ogni cosa:
vivere nella carità
facendosi ultimi, facendosi servi gli uni degli altri.
Nemmeno questa Sua
Parola rimane disincarnata.
Più tardi a loro - e a noi - mostrerà la
dimensione della perfetta carità e del servizio, nell’evento dipinto in quella
splendida pagina che sarà la lavanda dei piedi.
Questa è la vera richiesta del Signore Gesù, il vero richiamo a ciò che conta davvero:
l'amore, esigenza del cuore divino
dove l'uomo può scorgere la sua vocazione:
non i primi posti, simbolo dell'orgoglio e della presunzione, ma l'ultimo posto, dove a spingere è l'infuocata esigenza di amare il prossimo, i fratelli e le sorelle che ogni giorno stanno fianco a fianco a ciascuno di noi.
«Perché mi chiami buono?
Nessuno è buono, se non Dio solo».
Gesù non dice all'uomo che gli corre incontro “non chiamarmi buono”, ma,
“perché mi chiami così?”: è bello pensare che, con questa domanda, Gesù abbia
sentito che l’uomo lo riconosceva nella sua Persona divina.
Gesù vede che in quest’uomo c’è un desiderio vero di
ottenere la salvezza e «fissato lo sguardo su di lui, lo
amò»
Allora l’uomo, credendo di non essere in grado di fare
questo, se ne va triste, perché troppo attaccato alle sue sicurezze.
Perché Gesù non lo ha fermato e non gli ha imposto di
seguirlo, Lui che ne avrebbe avuto tutto il diritto e il potere?
Perché il suo amore è
così grande da essersi imposto come un “limite” che ha scelto di non
oltrepassare: quello della nostra libertà. Non ci vuole schiavi, ma liberi di sceglierLo.
Ma, allora, come
possiamo salvarci?
È lui che ci salva, anzi, ci ha già salvati, non per meriti
nostri, ma per Suo puro amore. A noi è chiesto di scegliere Lui, senso di tutta la nostra
esistenza, e metterLo al primo posto nella nostra vita, anche quando questo
sembra difficile.