Questa solennità mette in luce due atteggiamenti
fondamentali di Maria, caratteristici del mondo femminile: custodire e meditare
nel proprio cuore. Il grembo custodisce
ed il cuore “elabora” quanto vi è conservato. Maria ha posto il “benedetto”
chiavistello all'interno della toppa del cuore e non all'esterno. Lei apre a
ciò che è buono, giusto e vero, poiché riconosce familiare la Parola. La
verginità di Maria è così feconda e gioiosa, anche nei terribili giorni della
prova, perché la speranza generata in lei è più grande di ogni tristezza, di
ogni male che soffoca la vita. La maternità di Maria è tutta premura e
tenerezza, anche sotto la croce, sempre! E allora… Chi ha le chiavi del nostro
cuore? Perché siamo infecondi? Sulla maternità san Francesco “osa” di più,
arrivando a definire che noi «Siamo madri, quando portiamo Gesù nel cuore e nel
corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo
generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in
esempio». (F.F. 178/2. Lettera ai fedeli, prima recensione). Lasciamoci
accompagnare in profondità da Maria, la “Vergine veramente feconda”. Generando
Gesù, il Salvatore, ha anche generato in noi la speranza della Vita nuova,
lasciando che l’acqua della mestizia possa essere trasformata da Gesù nel vino
della gioia: Maria ci ha donato Gesù, ci ha donato tutta la nostra fede! Camminiamo
incontro alla Santa Famiglia come i pastori e magnifichiamo anche noi il
Signore per quanto ci offre quest’oggi di vivere.