Giovani frati in cammino

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Frati in preghiera

Rapisca, ti prego, o Signore,l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell'amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.

Santa Maria Madre di Dio prega per noi

Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria,che sei vergine fatta Chiesa.

Giovani frati itineranti

Una gita a Perugia

domenica 24 aprile 2011

24 aprile 2011
Pasqua di Risurrezione - Gv 20,1-9



Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino quando era ancora buio (v 1)

Era il buio della notte,
ma era anche il buio del suo cuore impaurito,
paralizzato,
reso inerte da quella "incredibile" visione:
il Crocifisso,
l'autore della vita reso muto.

Un'altra visione 
di lì a poco 
desterà il suo cuore a nuova speranza:
la visione di un sepolcro reso luminoso,
la visione di un sepolcro 
in cui sono spezzati i sigilli della morte,
la visione di un "vuoto" che annuncia 
una Presenza affidabile
di vita nuova ed eterna.

E' l'inizio della fede nel Risorto!
La fede in Gesù Cristo, vivente in eterno
muova i nostri passi a un "di più" di luce e di gioia! 


BUONA PASQUA!


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sabato 23 aprile 2011

23 aprile 2011
Sabato Santo


Risuona ancora nei meandri di qualche pagina di libro o di qualche passaparola apparentemente ateo, quel grido di terrore: «Dio è morto»… come più di un secolo fa, quando il profeta del sospetto, Nietzsche, faceva gridare ai suoi personaggi presenti nella sua mente.
Probabilmente capiamo bene, oggi, nel nostro clima e nella nostra cultura, cosa significa il mistero terribile del Sabato santo, poiché talvolta ci sembra davvero concreto l’abisso del silenzio di Dio.
Lo chiamiamo giorno del ‘nascondimento di Dio’ che segue quel venerdì santo in cui, almeno, sulla croce potevamo guardare e contemplare Colui che avevano trafitto.
Oggi, sabato santo, no! Dio sembra non più visibile. 
Sabato santo: giorno di un paradosso inaudito, riportato alla memoria con le parole del credo: “discese agli inferi”, cioè dentro il mistero della morte.
Fa pensare, almeno! Dio giunge a ‘visitare la morte dell’uomo’, quale condivisione totale con la sorte umana, affinché nulla rimanga lontano da Dio.
Il Sabato santo ci appare proprio vuoto: la pietra rotolata, copre il corpo di Gesù, lo nasconde. Tutto finito e la fede di coloro che lo seguivano appare chiaramente colorata di fanatismo. Sembra che eliminarLo sia aver fatto verità: nessun Dio ha salvato Gesù che si atteggiava Figlio suo.
Sabato Santo… non descrive bene la condizione umana? L’uomo, nell’assenza di Dio, è rimasto senza parole, solo in compagnia delle sue ragioni, della sua scienza e della sua tecnica, dell’immagine di futuro che si è creato. Verso dove?

Ma Dio non poteva e non può abbandonare la sua Creatura.


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venerdì 22 aprile 2011


22 aprile 2011
Venerdì Santo - Gv 18,1 - 19,42




Chi scrive questo Vangelo è  un discepolo che era stato vicinissimo a Gesù e ne conosceva anche i sentimenti più intimi.
Era il discepolo che Gesù amava, Giovanni.
Egli ricorda alla sua comunità gli ultimi momenti della vita del Signore, che lui conosceva bene essendogli stato vicino fino alla fine.

L’immagine che ne esce dal suo ricordo è quella del maestro che ha insegnato le vie dell’amore al suo popolo, ha fatto segni chiarissimi davanti ad esso, segni che indicavano la sua provenienza dall’alto, ma ora era tragicamente solo davanti alla passione e alla morte.
Passione e morte che non hanno niente di glorioso agli occhi degli uomini. Sembrano una passione e una morte di un malfattore, non degne di essere ricordate e celebrate.
Eppure quella morte fu l’atto massimo di amore che Gesù come uomo fece per te.
È un amore che venne eternato con la sua risurrezione al terzo giorno e ora può essere sperimentato da chi tiene lo sguardo su di Lui, il Signore autore e perfezionatore della fede.


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giovedì 21 aprile 2011

21 aprile 2011
Giovedì Santo - Gv 13,1-15




Con la Messa nella Cena del Signore la Chiesa dà inizio al Triduo pasquale ed ha cura di far memoria di quell’ultima Cena in cui Gesù offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento istituendo l’eucarestia.

L’evangelista Giovanni non ci parla del dono di Gesù del suo corpo e del suo sangue sotto la forma del pane e del vino, ma preferisce soffermarsi su un altro episodio, altrettanto significativo ed emblematico: Giovanni ci narra la lavanda dei piedi di Gesù ai suoi dodici. Il gesto che compie Gesù verso i suoi discepoli ci chiarisce cosa significa la signoria di Dio che Gesù è venuto ad annunciare facendosi uomo: Gesù lavando i piedi ai suoi discepoli, si fa loro servo e ci mostra la sua vera regalità, quella dell’amore che si trasforma in servizio.
Lavando i piedi ai discepoli, Gesù non si abbassa, ma innalza gli altri, perché solo chi è signore, cioè libero, può farsi servo dell’altro. La vera grandezza, quella di Dio, consiste nel servire gli altri e non nel lasciarsi servire.

Così anche noi siamo chiamati a fare oggi, accogliendo ed amando gli altri come Gesù stesso ci ha mostrato restando fedele all’annuncio del Regno di Dio fino alla morte scandalosa sulla croce.


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lunedì 18 aprile 2011


La Settimana Santa:
prepariamoci a un passaggio 




La Pasqua per il popolo d’Israele.
Con l’aiuto delle mani di Dio, il popolo d’Israele ha fatto il suo passaggio del mar Rosso, per essere liberato dal popolo d’Egitto.

La Pasqua per Gesù.
Gesù ha fatto il suo passaggio. Il Re dei Giudei ha attraversato la passione, la morte, ed è risorto. Il passaggio di Gesù dà un significato alla nostra vita, perché ci ha liberato dalla morte.

Oggi, la mia Pasqua.
Anche io posso fare il mio passaggio con Gesù. Posso sentire la chiamata ad una vita riconciliata e piena, senza accontentarmi del minimo.
Sì, la Pasqua non è semplicemente per farmi “diventare buono”, ma perché io senta la chiamata ad oltrepassare tanti confini personali, sociali ed ecclesiali che ormai considero scontati.
La pasqua è una notizia buona per chi non si accontenta!


Buon “viaggio”!




sabato 16 aprile 2011

17 aprile 2011
Domenica delle Palme - Mt 26,14-27,66



Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegnato in mano ai peccatori (Mt 26,45)

Oggi comincia per noi cristiani la Settimana Santa.
Oggi comincia la settimana di passione del Signore.
Con il suo ingresso in Gerusalemme
Gesù va spedito incontro al suo destino
di sofferenza e di morte… per la nostra salvezza.
Si consegna nelle mani dei peccatori.
Con quale infinito amore il Signore ci ha amati
e ci ama,
tanto da consegnare se stesso alle nostre mani.
Si è consegnato nelle nostre mani
quando dall’alto della sua maestà divina
si fece piccolo e povero tra le mani di un padre e una madre poveri, che lo crebbero con amore.
Si è consegnato nelle nostre mani… facendosi solidale e vicino ai poveri e ai peccatori.
Si è consegnato nelle nostre mani… quando, per noi peccatori, si consegnò alla morte, distruggendo la morte e donandoci la vita eterna.
Ora siede alla destra del Padre.
Ma ancora oggi
Egli si consegna nelle nostre mani
nel pane e nel vino
che sono il suo Corpo e il suo Sangue.
Egli si è fatto solidale con noi fino a questo punto.
In questi giorni è chiesto a noi
di essere solidali con Lui,
non lasciandolo solo nel cammino della croce,
per gioire con Lui della nuova vita.



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martedì 12 aprile 2011

Il cammino di formazione



I primi passi - Il mettersi in ascolto

 
«SEGUIMI»

Il «segreto» che dà inizio ad ogni “storia vocazionale”
può forse essere brevemente descritto
come un incontro vivo,
un trovarsi faccia a faccia con un Signore riconosciuto
come buono e affidabile, pieno di attenzione
e di benevolenza.
È l’esperienza dell’amicizia profonda con cui
Dio sa attirare ai suoi disegni i suoi figli e ancora
rivolgere un invito: «Seguimi».


IL «GRUPPO SAN DAMIANO»

Quando un giovane intuisce questa chiamata
misteriosa del Signore e un fascino del tutto
particolare verso la «forma di vita» tracciata
da San Francesco, può chiedere di iniziare un
cammino di discernimento con il «Gruppo San
Damiano» dei giovani in ricerca vocazionale:
un percorso che dura circa un anno, con incontri
mensili guidati da alcuni frati.
Avrà in tal modo la possibilità di essere accompagnato
nella direzione spirituale, di pregare
insieme, di confrontarsi, di vivere
momenti di ritiro e di silenzio e di sperimentare
occasioni di servizio e volontariato.
In questo tempo ha anche la possibilità di passare
periodi prolungati in alcune nostre “Comunità
di accoglienza” e conoscere così più
da vicino la vita francescana.

La formazione nei seminari francescani


IL «POSTULATO»

L’entrata «ufficiale» in convento si ha con l’ingresso
in Postulato.
Accanto ad una comunità di frati vive il
gruppo dei postulanti, quei giovani, cioè, che,
concluso “il Gruppo San Damiano”, hanno
chiesto di proseguire il cammino francescano,
conducendo una vita il più possibile vicina a
quella dei frati stessi.

È un periodo di due anni in cui si possono assaporare
in maniera significativa e bella, alcuni
dei valori fondamentali della vita francescana:
l’ascolto del Signore, soprattutto nella preghiera
comunitaria e personale; la fraternità; il
servizio nella dedizione di sé all’altro.
Il Postulato a cui noi facciamo riferimento si
trova a Brescia, nel Convento San Francesco.


IL «NOVIZIATO»

Si tratta di un anno particolare, vissuto presso
la Basilica di S. Francesco in Assisi, in cui si
privilegiano soprattutto due aspetti.
In primo luogo la vita di preghiera: oltre alla Liturgia
delle Ore, molto tempo viene trascorso
a contatto con la Parola di Dio, nell’adorazione
eucaristica, nella meditazione personale.
L’altra dimensione che trova in quest’anno
una accentuazione notevole riguarda il discernimento
personale, ossia l’impegno di un
confronto frequente con il frate maestro che
accompagna i giovani in questo cammino.
Durante il Noviziato, inoltre si affrontano tematiche
relative ad aspetti fondamentali della
vita consacrata, si approfondiscono la vicenda
biografica e spirituale di San Francesco
e quella di altre figure importanti del
nostro Ordine francescano, come Sant’Antonio
di Padova, Massimiliano Kolbe, Chiara
d’Assisi.



DOPO IL «NOVIZIATO»

Inizia il periodo più lungo della formazione
alla vita francescana.
È un tempo di almeno quattro, cinque anni,
trascorso in un Convento-Seminario (S. Antonio
Dottore), a Padova.
I giovani frati rimangono in questo Seminario
fino alla Professione solenne; il loro
cammino è finalizzato soprattutto al discernimento
sulla professione definitiva dei
voti di povertà, castità e obbedienza.
La quotidianità ordinaria, la semplicità della
vita, le fatiche umili e discrete divengono il
«banco di prova» per verificare se questa
vita è davvero ciò a cui il Signore chiama.
Quali sono gli ambiti in cui il giovane frate
può sperimentarsi? Sono quelli della fedeltà
nella preghiera; nella fraternità vissuta con
gioia e semplicità; la serietà nel proprio accompagnamento
spirituale; lo studio fatto
con serietà; i diversi tipi di servizio a carattere
pastorale e socio-caritativo.
Eccoci dunque al termine di questi primi
anni di vita francescana.
Con la “Professione Solenne” si entra a far
parte definitivamente della nostra famiglia,
per continuare, con la grazia del Signore, ad
essere testimoni della sua gioia, appassionati
“seminatori” del Vangelo!



...insieme nel giardino della Chiesa...


Se vuoi, puoi scaricare il depliant:

domenica 10 aprile 2011

Con San Massimiliano

Giovedì 24 marzo -  Nel 70° anniversario del Martirio

E' con grande gratitudine verso il Signore che questo pomeriggio ci siamo messi in ascolto della voce di un "nostro santo": San Massimiliano Kolbe.
Tre nostre sorelle, missionarie dell'Immacolata-P. Kolbe - Raffaella, Maria e Monica - ci hanno accompagnato presentandoci con grande vivacità l'esperienza di fede di san Massimiliano, soffermandosi in particolare sui primi passi della sua vita.
Abbiamo incontrato con sorpresa l'animo di un giovane appassionato di Dio, desideroso di spendere la sua vita per far conoscere a tutto il mondo  l'amore del Signore. Proprio così: tutto il mondo!
La sua passione era così grande che sembrava non conoscere confini!


Da sinistra: Maria, Raffaella e Monica



Ci siamo lasciati provocare anche dal suo amore per la Vergine Maria: lo sguardo di san Massimiliano Kolbe si è sempre mantenuto fisso sul cuore dell'Immacolata. La Madre di Dio è stata per lui maestra di tenerezza e di compassione per ogni creatura; protezione forte contro ciò che è male e rende brutto l'uomo; compagna di viaggio nel cammino talvolta difficile della fede.

Una finestra molto interessante, infine, l'abbiamo aperta sul mondo della "Milizia dell'Immacolata": la spiritualità di questa associazione attinge a piene mani dal cuore di Massimiliano, che l'ha fondata assieme ad altri giovani frati, e continua anche oggi a seminare tra gli uomini semi di pace e di speranza.
(Se vuoi, puoi visitare il
 sito ufficiale Milizia dell'Immacolata).

Un pomeriggio... poche ore... Ma intense e preziose: tante sono le domande che sono rimaste aperte...

san Massimiliano in età molto giovane


A noi l'impegno di interrogarci ancora e di scoprire ancora di più il nostro fratello maggiore Massimiliano!





10 aprile 2011
Quinta domenica di Quaresima - Gv 9,11,1-45


“Gesù le disse: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?” (Gv 11,25-26).

Credi questo? 
Che Gesù non abbandona; che Gesù va dai suoi  amici; che Gesù non lascia per sempre i suoi amati nel sonno della morte.
      Che Gesù si commuove per loro;
                   che Gesù piange.

Amore ha scritto qualcuno è dire all’amato tu non morirai!

Sentendoci tutti Marta: Sì, o Signore, io credo che tu sei Risurrezione e Vita, che 
                da ogni morte puoi strapparmi
Credo che la mia vita dal battesimo è inserita nella tua e che il tuo Spirito la abita. E’ in mani sicure. 
O mio Signore, io credo!



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venerdì 1 aprile 2011

03 aprile 2011
Quarta domenica di Quaresima - Gv 9,1-41



Quanto è semplice e trasparente l’opera di Dio (v.3)!
Essa non calcola, non indaga e non sospetta, ma immerge i brandelli infangati dell’uomo nell’oceano della luce e della pace: è la carità, che tutto può, perché “tutto crede, tutto spera” (1Cor 13,7).
Quanto invece sa essere ostinato il nostro cuore nel perseverare nella logica mondana del legalismo e della superbia. Il cieco nato, tornato alla luce di sabato nell’incontro con Gesù, è uno scandalo troppo illogico per occhi disabituati a contemplare la stoltezza della sapienza di Dio…eppure il mistero della Pasqua è sempre più vicino e ci interpella intimamente a lasciarci formare dalla via Christi: via Crucis, via Lucis.


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