giovedì 24 luglio 2014

Contemplazione




«Felice certo colei a cui è dato di godere di questo sacro banchetto, per aderire con tutte le fibre del suo cuore a colui del quale tutte le beate armate dei cieli ammirano incessantemente la bellezza, il cui amore appassionata, la cui contemplazione ristora, la cui benignità sazia; la cui soavità riempie, la cui memoria brilla soavemente, al cui odore i morti rivivranno, la cui visione gloriosa renderà beati tutti i cittadini della celeste Gerusalemme; poiché egli è lo splendore dell'eterna gloria, il candore della luce eterna e lo specchio senza macchia.
Questo specchio, guardalo ogni giorno, o regina, sposa di Gesù Cristo, e di continuo scruta attentamente in lui il tuo volto, cosicché interiormente ed esternamente tutta ti adorni, avvolta e cinta di vari colori, adornata pure con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene, figlia e sposa carissima del sommo Re. In questo specchio poi rifulge la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità, come potrai contemplare in tutto lo specchio, con la grazia di Dio.
[…] In mezzo allo specchio poi considera l'umiltà, almeno la beata povertà, gli innumerevoli disagi e le pene che ha sostenuto per la redenzione del genere umano. Alla fine di questo stesso specchio contempla la carità ineffabile, per la quale ha voluto patire sull'albero della croce e morirvi con un genere di morte più turpe di ogni altro.
Così lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva egli stesso i passanti di ciò che là bisognava considerare, dicendo: O voi tutti che passate per via, considerate e vedete se c'è un dolore pari al mio; rispondiamo, dice, d'un solo spirito, a colui che grida e si lamenta d'una sola voce: Nella mia memoria mi ricorderò e la mia anima in me si struggerà.
Possa tu dunque, o regina del celeste Re, accenderti sempre più fortemente di questo ardore di carità Contemplando inoltre le indicibili sue delizie, ricchezze e onori perpetui e sospirando per l'eccessivo desiderio e amore del cuore, proclami: Trascinami dietro a te, corriamo seguendo l'odore dei tuoi unguenti, sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu non m'introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra non sia sotto il mio capo e la tua destra non mi abbracci felicemente, e tu mi baci con il più felice bacio della tua bocca. Posta in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, sapendo che io ho inciso inseparabilmente la tua felice memoria nelle tavole del mio cuore, avendoti tra tutti come la più cara».
Santa Chiara, Quarta lettera alla beata Agnese di Praga

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